Viti selvatiche

"Cosa c'è in un bicchiere di vino? ...
C'è sapienza, saggezza e scienza"

La citazione è di Pasquale Forte e racconta bene l'approccio del Podere. L'apertura verso la ricerca è nel dna aziendale e diverse sono le collaborazioni con gli Istituti di ricerca e le Università. Nel 2010 Il Podere si è fatto promotore di un convegno dedicato agli studi sulla vite selvatica. Un argomento chiave, che non solo permette di ricostruire un tassello importante della storia della civiltà umana,  ma ha anche una rilevanza agronomica. Tanto più si conosce del parente selvatico delle nostre viti, tanto più saremmo in grado di intervenire per salvaguardare le cultivar domestiche rendendole più longeve e pronte a fronteggiare minacce parassitarie.

Attilio Scienza

Nelle viti selvatiche il futuro della nostra viticoltura

L’affermazione forse è un po’ criptica, ma il significato è preciso. La ricerca sulle viti selvatiche in Europa, che ha avuto una grande accelerazione nel convegno che si è tenuto nello scorso anno presso il Podere Forte, sta fornendo una grande messe di dati relativamente ai rapporti genetici tra queste piante che vivono ancora allo stato selvatico ed i vitigni coltivati. Si sta facendo sempre più strada una nuova ipotesi alla base dell’origine delle varietà, che rende sempre meno credibile la cosiddetta teoria migratoria per la quale i vitigni sono il risultato del lungo viaggio che gli uomini hanno compiuto da oriente ad occidente, tanto cara all’idealismo ottocentesco.

I sempre più numerosi riscontri molecolari che mettono in collegamento genetico qualche vite spontanea con qualche vitigno, spesso minore e dimenticato, ci evidenzia il ruolo fondamentale svolto dai nostri antenati nella domesticazione della vite e stabiliscono un rapporto molto stretto tra luogo e vitigno, rapporto che in base a queste conoscenze assume significati nuovi anche nella gestione del vigneto che potrà in futuro essere sempre più in armonia  con ambiente  e quindi sempre meno sottoposto a concimazioni e trattamenti. E' quindi fondamentale la conservazione di queste piante selvatiche fortemente minacciate dall’erosione (deforestazione, incendi, apertura di nuove strade, pulizia canali, etc) anche con la creazione di collezioni presso aziende private che assumono il ruolo di custodi della biodiversità.

Chi è Attilio Scienza

Nato a Serra Riccò (Genova) nel marzo 1945. Laureato in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, nel 1974 diventa assistente poi professore associato e dal 2004 professore ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree presso l'Università degli Studi di Milano.
Attualmente è docente di Viticoltura e presidente del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia, sempre dell’Università di Milano.
Membro del Comitato di gestione della laurea magistrale interateneo (Milano,Torino, Palermo, Foggia e Sassari) in Scienze Viticole ed Enologiche (dal 2004). Direttore del Master universitario in Gestione del sistema vitivinicolo (attivo dal 2000). Membro del Consiglio dei docenti del Dottorato in Biologia della produzione e produttività delle piante coltivate, presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Milano.
Direttore generale dell'Istituto Agrario di S. Michele all'Adige dal 1985 al 1991.
Membro del Comitato scientifico editoriale di: Journal International des Sciences de la vigne et du vin, Bordeaux; Journal of Wine Research, London; Vignevini, Bologna; Rivista di Viticoltura ed Enologia, Conegliano Veneto; Vitis, Geilweilerhof.
È stato responsabile di numerosi progetti di ricerca nazionali nel campo dell’agronomia, della fisiologia e della genetica della vite.