Maurizio Grisa

"Ornica" Un anno torrente
Mostra fotografica
dal 1 Dicembre 2012 al 6 Gennaio 2013

Una sontuosa cascata di fotografie ci trascina verso luoghi nascosti della natura, luoghi forse in via di sparizione. Non v’è dubbio che con quest’opera Maurizio Grisa voglia dividere con noi un segreto che gli sta molto a cuore. Che cosa sta cercando con evidente determinazione nelle parti più intime dell’ alveo di torrenti immacolati? Lo stimolano le difficoltà pratiche di una tale ricerca, la resistenza ostinata di questi luoghi incontaminati all’intrusione di un apparecchio fotografico e per di più stereoscopico, capace cioè di rendere la sensazione di rilievo della visione tridimensionale. Tutti questi sforzi volti a una resa delle forme vicina alla perfezione sono stati compiuti per rivelarci delle nicchie profonde dove, nonostante la durezza della pietra levigata e la frescura dell’acqua, proviamo un desiderio infinito di rannicchiarci per far rinascere in noi emozioni primordiali. Rannicchiarsi nel seno di Madre Natura, sia pure nel modo raccomandato da Jean-Jacques Rousseau; ma, in tal modo, cosa dovremmo aspettarci? Maurizio Grisa vi trova gioie luminose. L’acqua come elemento primitivo, come elemento femminile per eccellenza, per non dire materno, l’acqua sgorga improvvisa da queste attraenti cavità e si trasforma sotto il suo sguardo in luci vorticose, dove il movimento ha il potere dell’estasi. Perché c’è dell’ebbrezza in queste acque misteriose che diventano leggere e danzanti, ma un’ebbrezza proibita, perché tra noi e l’acqua compare quasi sempre una ramaglia impenetrabile come una barriera, di cui il fotografo ama sottolineare i netti contorni. Egli vi indugia a tal punto che è legittimo chiedersi da quale parte si trovi la prigione che l’artista abbozza e che ci minaccia. Si trova dentro queste cavità misteriose e attraenti dell’illusione oppure fuori, dalla parte del nostro mondo di falsità? Così dietro quest’opera diretta e all’apparenza puramente figurativa, opera davanti alla quale certi critici d’arte contemporanea rischierebbero di esprimere qualche riserva, si nasconde un universo ricco di un’insondabile ambiguità, e precisamente quell’ambiguità che, associata alla bellezza, dà vita alla vera opera d’a rte. Ci sarebbe senz’altro molto da dire sull’utilizzo della tecnica stereoscopica per ricreare la sensazione di rilievo a partire da due immagini piane. Questo metodo, praticamente antico quanto la fotografia stessa, fu molto impiegato lungo tutto il XX secolo fino agli anni ’80 e in particolare negli Stati Uniti. La vedute stereoscopiche sostituivano volentieri le fotografie ordinarie giudicate troppo piatte e poco suggestive. La riproduzione stereoscopica più fedele utilizza apparecchi con doppio obiettivo che registrano simultaneamente due immagini sotto due angoli leggermente diversi così come fanno i nostri due occhi. Essa utilizza anche dei visori attraverso i quali il nostro cervello ricrea, a partire da queste due immagini, la sensazione di rilievo caratteristica della visione tridimensionale. Gli spettatori che si accostano per la prima volta alle fotografie stereoscopiche possono avere delle difficoltà a far coincidere le due immagini in un’unica scena dal magico rilievo. Ma presto si abituano e attraverso questa esperienza realizzano fino a che punto questa costruzione cerebrale, nonostante il suo aspetto materiale, appartenga alla sfera dell’illusione. Così nell’opera di Maurizio Grisa la visione concreta e apparentemente semplice e rassicurante delle profondità della natura trae la sua forza vitale da una triplice illusione: il rilievo, il movimento e l’estasi, tutte e tre emanazioni, per una sorta di miracolo, dal semplice supporto della fotografia.
Libero Zuppiroli
professore all’Università di Losanna

Scarica il flyer italiano/english: Grisa

Scarica l'invito

8 dicembre: inaugurazione con l'autore