Progetto

Del dialogo, mai concluso,
tra antico e moderno...

La domanda s'intuisce, nelle espressioni sorprese di qualche visitatore. Ma perché la cantina non ha ripreso le forme tradizionali dell'architettura orciana? L’opera nasce dalla collaborazione tra l'architetto Zambelli e Pasquale Forte. Da una parte le esigenze funzionali spingevano per una organizzazione multilivello, dove il vino passasse dalla pigiatura all'affinamento a caduta, per semplice gravità. Dall’altra si voleva dare un segno dell’intervento di riorganizzazione del Podere e, attraverso il Podere, della riqualificazione del territorio. Il risultato? Un progetto forte. E come poteva essere diversamente?

Una nuova interpretazione della ruralità, insieme antica e moderna. La cantina, oltre 18.000 metri cubi, è incastonata tra le balze della collina. Ne segue il profilo con le onde distese delle coperture, in rame ossidato, emergendone solo per due quinti del volume. Impatto modesto e massimo sfruttamento delle condizioni microclimatiche naturali. La pietra del rivestimento, posata a secco, proviene dagli stessi luoghi. E’ una pietra dai toni morbidi, che rimanda il bagliore dorato alla luce nitida del cielo. Il vetro delle aperture riflette i colori circostanti, mutevoli con le ore del giorno e le stagioni. La disposizione a ventaglio intorno al vano scale e all'ascensore, consente la decisa diversificazione di ogni comparto, e una selezione di superbe viste a valle. Infine, il corpo di fabbrica è separato dalla collina retrostante grazie a un'intercapedine che raccoglie tutti gli impianti tecnologici e industriali.

E il dialogo con il territorio prosegue, mai banale.